Un elettore inserisce la scheda nell’urna durante le elezioni in Sassonia-Anhalt, con bandiera tedesca e richiami al Land sullo sfondo.
Il voto in Sassonia-Anhalt ha consegnato ad AfD il 43,8% dei consensi, riaprendo il dibattito sul malessere politico ed economico della Germania.

Il risultato delle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt lascia pochi dubbi su chi abbia vinto. Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8% dei voti e 39 seggi su 83, fermandosi a tre seggi dalla maggioranza assoluta. La CDU, che per anni aveva rappresentato il principale punto di riferimento politico del Land, si è fermata al 17,2%. L'affluenza ha raggiunto il 77,8%, il livello più alto registrato nel Land dalla riunificazione.

Sono numeri impressionanti, soprattutto se confrontati con quelli delle precedenti elezioni. Prima però di utilizzarli per raccontare una Germania improvvisamente conquistata dall'estrema destra conviene mettere la Sassonia-Anhalt nelle sue proporzioni. Nel Land vivono circa 2,12 milioni di persone, contro gli oltre 83 milioni dell'intera Germania. Anche il suo peso politico nella Repubblica federale è limitato: nel Bundesrat dispone di quattro voti su 69 e queste elezioni non ne modificano gli equilibri.

La Sassonia-Anhalt, insomma, non è la Germania. Ma sarebbe altrettanto comodo fermarsi qui.

Un risultato enorme, ma non nazionale

AfD non è infatti un piccolo partito che ha trovato casualmente una roccaforte nell'Est. Nei sondaggi nazionali è ormai intorno al 27-28% e, nelle rilevazioni pubblicate nei giorni delle elezioni, precede nettamente CDU e CSU. Il 43,8% della Sassonia-Anhalt non può quindi essere esteso al resto del Paese, ma neppure separato completamente da una crescita che riguarda ormai la politica tedesca nel suo complesso.

La stessa analisi del voto invita però alla prudenza. Dalle elezioni della Sassonia-Anhalt non si può ricavare automaticamente una tendenza nazionale: il Land ha caratteristiche economiche, demografiche e storiche molto diverse da quelle di Baviera, Baden-Württemberg, Assia o Renania Settentrionale-Vestfalia. Ed è proprio dentro queste differenze che il risultato assume un significato particolare.

Il peso del malessere economico

La Sassonia-Anhalt è uno dei Länder economicamente più fragili della Germania. Ad agosto il tasso di disoccupazione era dell'8,2%, contro il 6,5% nazionale. Nel 2025 la retribuzione lorda annua media dei lavoratori a tempo pieno era di 51.937 euro, sensibilmente inferiore alla media tedesca. A questo si aggiungono una popolazione più anziana, una dinamica demografica negativa e una distanza economica rispetto all'Ovest che, a più di trent'anni dalla riunificazione, continua a essere percepita da una parte importante della popolazione.

Ed è forse proprio quest'ultimo elemento a meritare maggiore attenzione. L'83% degli elettori di AfD ritiene che i tedeschi dell'Est siano ancora, sotto molti aspetti, cittadini di seconda classe. Ma non si tratta di una convinzione confinata all'elettorato del partito: la condivide anche il 68% degli elettori CDU, il 65% di quelli SPD e il 75% di quelli della Linke. Dietro il voto, quindi, esiste un disagio che attraversa schieramenti politici molto diversi.

Anche gli indicatori sul futuro restituiscono un'immagine poco rassicurante. Solo il 20% degli intervistati giudica buona o molto buona la situazione economica della Sassonia-Anhalt e appena il 28% ritiene che il Land sia adeguatamente preparato ad affrontare gli anni che verranno. Tra gli elettori AfD le preoccupazioni economiche sono particolarmente forti: l'89% teme che l'aumento dei prezzi possa rendere difficile sostenere le proprie spese e l'80% teme di non riuscire più a mantenere il proprio tenore di vita.

Non basta parlare di economia

Naturalmente sarebbe un errore spiegare il 43,8% soltanto con l'economia. L'immigrazione, l'identità nazionale, la guerra in Ucraina, il rapporto con la Russia e la crescente diffidenza verso le istituzioni federali hanno avuto un peso rilevante. AfD ha costruito gran parte della propria proposta politica proprio su questi temi e la sua organizzazione in Sassonia-Anhalt è classificata come estremista di destra dall'Ufficio regionale per la protezione della Costituzione. È un elemento che non può essere ignorato quando si analizza il risultato.

Ma descrivere AfD e ricordarne le posizioni più radicali serve a capire quale partito abbiano scelto gli elettori; non spiega ancora perché lo abbiano scelto in così tanti.

AfD ha riportato alle urne chi non votava più

Un altro dato aiuta forse a comprendere la dimensione del fenomeno. Una quota considerevole dei voti ottenuti da AfD proviene da persone che nelle precedenti elezioni non erano andate alle urne: circa 170.000 elettori, quasi il 30% dei suoi secondi voti. Il partito non si è quindi limitato a sottrarre consensi a CDU, SPD o agli altri concorrenti, ma è riuscito anche a riportare al voto una parte consistente di cittadini che la politica non riusciva più a mobilitare.

È un dato che dovrebbe interessare almeno quanto il 43,8%. Quando un partito riesce a convincere a tornare alle urne persone che avevano smesso di votare, il fenomeno non può essere letto soltanto come uno spostamento di voti da una sigla all'altra. Significa che è riuscito a intercettare una domanda politica che altri non erano più in grado di rappresentare, oppure che non avevano saputo riconoscere.

L'insoddisfazione verso Berlino

A questo si aggiunge un'insoddisfazione molto forte verso Berlino. In Sassonia-Anhalt l'87% degli elettori si dichiarava insoddisfatto dell'azione del governo federale. E il problema non sembra confinato all'Est: in un sondaggio nazionale realizzato subito dopo le elezioni, nove tedeschi su dieci esprimevano un giudizio negativo sull'operato del governo.

Questo malessere coincide con una fase particolarmente difficile per l'economia e per il modello industriale tedesco. Per molti anni la Germania ha potuto contare su una grande industria manifatturiera, energia relativamente conveniente e mercati internazionali in espansione. Oggi alcune di quelle condizioni sono cambiate: la rottura del rapporto energetico con la Russia, la crescente concorrenza cinese, le difficoltà dell'automobile e una crescita economica debole hanno reso meno solide certezze che sembravano acquisite.

Non significa che chi vota AfD lo faccia necessariamente perché teme di perdere il lavoro o perché è preoccupato dalla concorrenza cinese. Il comportamento elettorale è molto più complesso e ridurlo a una sola causa sarebbe poco serio. Significa però che la politica tedesca si sta muovendo dentro una società che sembra avere meno fiducia nel proprio futuro rispetto a quella di dieci o quindici anni fa.

Quando cambia la percezione del futuro

Ed è forse qui che il risultato della Sassonia-Anhalt diventa più interessante delle dimensioni della Sassonia-Anhalt stessa.

Per anni una parte consistente dell'elettorato tedesco ha avuto la percezione di vivere in un Paese nel quale, pur con tutti i suoi problemi, il sistema funzionava: l'industria esportava, il lavoro manifatturiero garantiva redditi elevati, la Germania rappresentava il centro economico dell'Europa e molte delle grandi scelte politiche sembravano poggiare su basi relativamente solide. Oggi diverse di quelle certezze sono meno robuste. Quando cambia la percezione del futuro, cambia inevitabilmente anche il rapporto con i partiti che hanno governato quel sistema.

AfD ha saputo inserirsi in questa frattura meglio degli altri. Lo ha fatto proponendo risposte spesso radicali, con una forte opposizione all'immigrazione, contestando il sostegno all'Ucraina e chiedendo un rapporto diverso con Mosca. Si possono giudicare negativamente queste proposte, e molte meritano certamente una discussione critica. Resta però una domanda alla quale gli altri partiti tedeschi dovranno prima o poi rispondere: perché una parte crescente degli elettori considera quelle risposte più convincenti delle loro?

L'allarme non basta

Il rischio, dopo il voto della Sassonia-Anhalt, è che tutto venga nuovamente ridotto all'allarme per l'avanzata dell'estrema destra. L'allarme è comprensibile, tanto più in Germania, dove la storia attribuisce inevitabilmente un significato particolare a fenomeni di questo tipo. Ma un allarme non è ancora un'analisi e, soprattutto, non costituisce una risposta politica.

La Sassonia-Anhalt rappresenta una parte relativamente piccola della Germania e possiede caratteristiche sociali, economiche e storiche che non possono essere estese automaticamente a Monaco, Amburgo, Francoforte o Düsseldorf. Quel 43,8% non dice che quasi un tedesco su due voterebbe AfD. Dice però che esiste almeno una parte della Germania nella quale quasi un elettore su due ha deciso che i partiti tradizionali non rappresentano più la soluzione.

Ed è probabilmente questo il dato che dovrebbe preoccupare maggiormente Berlino. Non soltanto quanto sia cresciuta AfD, ma quanto spazio politico le sia stato lasciato perché potesse crescere.

La Sassonia-Anhalt non è la Germania e sarebbe sbagliato raccontarla come tale. Ma quando un piccolo Land produce un risultato così grande, limitarsi a guardare le dimensioni del Land rischia di essere rassicurante quanto limitarsi a gridare all'estrema destra è poco utile. Prima di chiedersi come fermare AfD, la politica tedesca dovrebbe forse chiedersi perché una parte sempre più consistente dell'elettorato abbia cominciato a considerarla un'alternativa.

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