Cominciamo da qui. Non con una rassegna stampa, e nemmeno con la pretesa di mettere in fila tutto quello che è successo negli ultimi sette giorni. L'idea della Tratta della settimana è più semplice: scegliere alcuni punti del dibattito pubblico che stanno facendo discutere, capire dove conducono e fermarsi, alla fine, su quello che merita qualche minuto in più rispetto al tempo di un titolo o di un post sui social.
La prima tratta parte quasi inevitabilmente dal Parlamento, passa da Cernobbio, fa una fermata speciale alla Leopolda e arriva fino a Bruxelles. Quattro luoghi molto diversi, ma questa settimana sorprendentemente collegati fra loro. Perché dietro quasi tutte queste discussioni torna la stessa domanda: con quali alleanze, con quali regole e con quale idea di Paese ci si prepara alla prossima fase politica?
Partenza · Palazzo Madama
Il punto di partenza è il Senato, dove oggi, mercoledì 9 settembre, è all'ordine del giorno la riforma della legge elettorale già approvata dalla Camera a luglio. Non è esattamente il genere di argomento destinato a incendiare i social: percentuali, collegi, ripartizione dei seggi e formule elettorali hanno il difetto di sembrare materia per specialisti. Eppure potrebbe essere il tema più politico di tutti quelli di cui parleremo questa settimana.
Il nuovo sistema è proporzionale, con un premio di governabilità destinato alla lista o alla coalizione che arrivi prima in entrambe le Camere e raggiunga almeno il 42 per cento dei voti sia alla Camera sia al Senato. Il premio previsto è di 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama; se quelle condizioni non vengono soddisfatte, la distribuzione resta proporzionale.
Al di là dei dettagli tecnici, il punto interessante è un altro. Una legge elettorale non si limita a trasformare voti in seggi: modifica i comportamenti dei partiti ancora prima che si voti. Se per conquistare il premio diventa necessario costruire una coalizione sufficientemente larga da superare una soglia elevata e arrivare prima in entrambe le Camere, presentarsi da soli può diventare molto più costoso. È per questo che la discussione sulla legge elettorale finisce inevitabilmente per intrecciarsi con ciò che sta accadendo sia nel centrodestra sia nel centrosinistra.
Fermata 01 · Cernobbio
Il Forum di Cernobbio avrebbe dovuto offrire, come ogni anno, una fotografia dei rapporti fra economia, imprese e politica. In parte lo ha fatto. Ma uno dei momenti destinati a restare maggiormente nella memoria di questa edizione è stato il confronto fra Mario Monti e Roberto Vannacci.
Monti ha accusato il leader di Futuro Nazionale di riproporre una narrativa, una retorica e uno spirito riconducibili al fascismo e di sostenere posizioni incompatibili con la Costituzione. Vannacci ha respinto l'accusa, sostenendo al contrario che il proprio movimento guarda al futuro e rivendicando una diversa idea di Europa, fondata maggiormente sulla sovranità delle nazioni.
Il confronto ha finito per produrre esattamente ciò che era prevedibile: titoli, video, commenti e una forte polarizzazione sui social. Anche Carlo Calenda, che aveva rinunciato a partecipare al Forum contestando la scelta di invitare Vannacci, è tornato sull'argomento dopo l'intervento di Monti.
Sarebbe però riduttivo fermarsi allo scontro personale. Vannacci ha ormai trasformato la propria presenza politica in una variabile che il centrodestra non può semplicemente ignorare. A Cernobbio ha lasciato aperta la possibilità di un'alleanza, ma subordinandola alla condivisione del programma di Futuro Nazionale. È qui che il tema torna a collegarsi con la nostra prima fermata: quando cambiano le regole elettorali, cambia anche il prezzo politico delle alleanze. E chi oggi appare ai margini potrebbe domani diventare necessario oppure, al contrario, troppo costoso da imbarcare.
Fermata 02 · Stazione Leopolda
La nostra fermata speciale questa settimana è inevitabilmente qui. Non perché tutto debba passare da Italia Viva, ma perché proprio in questi giorni il problema della costruzione di un'alternativa al centrodestra è tornato a mostrare tutte le sue contraddizioni.
A Cernobbio Matteo Renzi ha rilanciato l'idea di un accordo di coalizione sul modello tedesco: pochi punti chiari, messi nero su bianco, sui quali le forze che intendono governare insieme si impegnano prima delle elezioni. La proposta non ha suscitato particolare entusiasmo negli alleati. La risposta, nelle sue diverse sfumature, è stata che prima viene il programma.
È esattamente ciò che si è visto anche il giorno successivo a Roma, dove Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sono tornati insieme sullo stesso palco. Salario minimo, energia, lavoro, congedi, temi sociali: alcuni mattoni comuni esistono già, ma manca ancora l'edificio. E soprattutto resta aperta la questione di chi debba farne parte.
Renzi continua così a essere una specie di convitato di pietra del campo largo. Non sempre è presente, ma la domanda sulla sua presenza torna regolarmente. Ed è curioso che mentre gran parte del dibattito pubblico si concentri sulle primarie, sui rapporti personali e sulle leadership, la questione probabilmente più concreta sia un'altra: si può costruire una coalizione elettorale senza avere prima definito in modo sufficientemente preciso ciò che quella coalizione farebbe una volta al governo?
La proposta del “contratto alla tedesca” può piacere o meno, ma pone almeno il problema nel posto giusto. Le coalizioni non dovrebbero essere semplicemente la somma delle percentuali necessarie per vincere. Se diventano necessarie per effetto della legge elettorale, diventa ancora più importante chiarire prima su quali punti si è disposti a governare insieme e su quali, invece, la distanza resta troppo grande.
Fermata 03 · Bruxelles
L'ultima fermata ci porta fuori dall'Italia, ma non troppo. Regno Unito, Francia, Canada e altri nove Paesi hanno annunciato restrizioni commerciali nei confronti dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Fra i firmatari ci sono diversi Stati dell'Unione europea, ma non l'Italia.
Antonio Tajani ha spiegato la posizione italiana sostenendo che decisioni di carattere commerciale dovrebbero essere prese a livello europeo, anche per evitare distorsioni nel mercato interno. È una posizione che ha una propria logica istituzionale: il commercio è una competenza centrale dell'Unione e una politica comune è, per definizione, più efficace di una somma di iniziative nazionali.
Il problema è che proprio a Bruxelles il dossier è fermo da luglio. La Commissione aveva messo sul tavolo diverse ipotesi, dalle licenze di importazione ai dazi fino al divieto di commercializzazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti, ma finora non è stato possibile costruire una maggioranza sufficiente. Fra i Paesi che hanno espresso forti perplessità ci sono anche Germania e Italia.
Si crea così un paradosso politico non irrilevante: Roma sostiene che una decisione di questo tipo dovrebbe essere europea, ma contemporaneamente l'Europa non riesce a decidere anche per le resistenze di alcuni governi, compreso quello italiano. È uno di quei casi in cui il richiamo alla necessità di agire insieme rischia di trasformarsi, se l'accordo comune non arriva mai, in una forma di immobilità.
Destinazione · Sotto il rumore
Arrivati alla fine della tratta, torniamo là da dove siamo partiti: alla legge elettorale.
Vannacci e il centrodestra, Renzi e il campo largo sembrano due storie completamente diverse. In realtà hanno almeno un punto in comune. Entrambe dipendono anche dalle regole con cui si voterà. Una soglia del 42 per cento accompagnata da un premio di governabilità non obbliga formalmente nessuno a stare insieme, ma rende molto più conveniente costruire coalizioni competitive prima del voto. E quando le coalizioni diventano necessarie, chi ne fa parte e a quali condizioni smette di essere un dettaglio.
È per questo che dietro una discussione apparentemente tecnica su seggi, percentuali e collegi c'è probabilmente la questione politica più interessante della settimana: la nuova legge elettorale sta già cominciando a decidere chi dovrà stare con chi?
Su questo vale la pena fermarsi un po' più a lungo. Sarà il nostro primo approfondimento di Sotto il rumore.