Veduta panoramica di Trieste con cittadini e una mappa urbana dedicata a mobilità, casa e servizio idrico
A Trieste il confronto politico torna sui temi concreti della città: mobilità, casa, servizi e partecipazione dei cittadini.

Quando si parla di politica locale si rischia spesso di guardarla con le stesse lenti con cui si osserva quella nazionale. Si finisce così per cercare il leader, lo scontro, il sondaggio, la dichiarazione destinata a durare qualche ora sui giornali, mentre restano sullo sfondo le questioni che incidono molto più direttamente sulla vita delle persone. A Trieste, negli ultimi mesi, sta accadendo qualcosa di meno rumoroso ma probabilmente più utile: alcune forze politiche hanno cominciato a lavorare insieme su problemi concreti della città, provando a costruire un programma prima ancora di decidere chi dovrà rappresentarlo alle elezioni amministrative del 2027.

Tra queste c’è Italia Viva, che partecipa a Futuro in Comune, il percorso nel quale stanno convergendo diverse realtà del centrosinistra triestino insieme ad altre esperienze politiche e civiche. La composizione del progetto si è progressivamente allargata e probabilmente continuerà a cambiare nei prossimi mesi, ma la cosa interessante, almeno in questa fase, non è tanto stabilire chi ne faccia formalmente parte quanto osservare il metodo scelto per cominciare.

Prima i problemi, poi il candidato

Il primo appuntamento pubblico programmatico, organizzato nell’aprile scorso, è stato dedicato alla mobilità urbana. A discuterne non c’erano soltanto rappresentanti politici, ma anche tecnici, associazioni e amministratori provenienti da altre città. Sono intervenuti, tra gli altri, Andrea Wehrenfennig di Legambiente Trieste, l’ingegnere Giovanni Mantovani e gli assessori alla mobilità e all’urbanistica di Bologna e Padova, Michele Campaniello e Andrea Ragona.

Sul merito delle soluzioni si potrà discutere, come è normale che sia, perché Trieste ha caratteristiche urbanistiche, geografiche e demografiche che rendono difficile importare semplicemente modelli costruiti altrove. Il metodo scelto, però, è sensato: si parte da un problema, si ascolta chi lo conosce, si confrontano esperienze differenti e soltanto dopo si prova a decidere che cosa possa funzionare davvero in città.

Un incontro pubblico, naturalmente, non risolve il traffico né migliora da solo il trasporto urbano, ma può essere un buon punto di partenza se serve a mettere intorno allo stesso tavolo competenze, amministratori e cittadini prima che le decisioni vengano prese. È un modo di fare politica meno spettacolare di una polemica sui social, ma molto più vicino a quello che ci si dovrebbe aspettare da chi aspira ad amministrare una città.

La casa, un problema che riguarda molto più degli affitti

Il secondo appuntamento, organizzato il 28 maggio con il titolo “Facciamo la casa giusta”, ha affrontato una questione ancora più immediata. Il problema dell’abitare non riguarda soltanto il prezzo degli affitti, perché coinvolge studenti, giovani coppie, lavoratori temporanei, anziani, famiglie e, più in generale, la capacità di Trieste di trattenere residenti e attrarne di nuovi.

Durante l’incontro sono stati raccolti più di cinquanta contributi da parte dei partecipanti, successivamente raggruppati per temi con l’intenzione dichiarata di utilizzarli nel lavoro programmatico. Si è discusso di accessibilità alla casa, rigenerazione urbana, studenti, lavoratori, spopolamento e di quel rapporto sempre più delicato tra una città che vuole essere attrattiva e una città nella quale bisogna anche riuscire a vivere.

Il vero banco di prova arriverà quando quei contributi dovranno trasformarsi in proposte. Raccogliere idee è relativamente semplice; più difficile sarà scegliere quali siano realizzabili, quali richiedano risorse che il Comune non possiede, quali competano ad altri livelli istituzionali e quali, inevitabilmente, dovranno essere accantonate.

Se il confronto con i cittadini proseguirà anche in quella fase, allora il percorso avrà prodotto qualcosa di politicamente interessante. Se invece tutto dovesse fermarsi agli incontri pubblici, alle fotografie e ai comunicati sulla partecipazione, resterà comunque una buona iniziativa, ma sarà un’altra cosa.

Sull’acqua la discussione diventa ancora più concreta

Tra i temi affrontati, quello del servizio idrico è forse il più delicato, perché qui non si discute di un principio generale ma di una scelta destinata a produrre effetti per molti anni. La concessione ad AcegasApsAmga nell’area triestina arriverà a scadenza nel 2027 e bisognerà quindi decidere quale modello di gestione adottare successivamente.

Futuro in Comune, in un documento sottoscritto anche da Italia Viva Trieste, ha chiesto che questa decisione venga presa dopo aver predisposto il Piano d’Ambito e dopo aver valutato in maniera trasparente le diverse possibilità previste dalla normativa. Tra le richieste ci sono il coinvolgimento degli enti locali, dei sindacati, delle associazioni e dei cittadini, oltre a una quantificazione precisa del valore residuo degli investimenti effettuati dall’attuale gestore.

Qui il punto è molto semplice. Prima di scegliere tra una gara, un affidamento in house o altre soluzioni possibili, sarebbe opportuno sapere quanto costano, quali investimenti richiedono, quali conseguenze producono sulle tariffe, sul personale e sulla qualità del servizio. Sembra quasi banale dirlo, ma troppe volte la politica decide prima dove vuole arrivare e soltanto dopo cerca gli argomenti necessari a giustificare la decisione.

La posizione assunta da Futuro in Comune è stata accolta favorevolmente anche dalla CGIL triestina, soprattutto per la richiesta di trasparenza, partecipazione e tutela degli investimenti. Questo non significa che la soluzione proposta dalla coalizione sia già quella giusta, anche perché una soluzione vera e propria deve ancora essere scelta, ma significa che almeno il percorso parte dalla necessità di avere dati sufficienti prima di decidere.

Il merito, per Italia Viva, sta anche nel non intestarsi tutto

A questo punto bisogna essere chiari, perché altrimenti si rischia di trasformare un articolo di attualità in un comunicato di partito. Mobilità, casa e servizio idrico non sono iniziative di Italia Viva Trieste, ma di una coalizione più ampia, e dall’esterno non è sempre possibile stabilire quale sia stato il contributo specifico di ogni singola forza.

E forse il dato positivo, per Italia Viva, sta proprio qui: partecipare a un lavoro comune senza la necessità di mettere il proprio nome su ogni iniziativa.

Il partito, a livello nazionale, viene quasi inevitabilmente identificato con Matteo Renzi, con le dinamiche parlamentari, con le alleanze e con le discussioni sul futuro del centro. Sul territorio, però, la politica ha bisogno di funzionare in maniera diversa, perché a un cittadino interessa sapere come verrà gestito il trasporto pubblico, quale idea esista per il futuro del Porto Vecchio, quanto pagherà l’acqua o se suo figlio riuscirà a permettersi un affitto molto più di quanto gli interessi stabilire chi abbia conquistato una riga in più nel comunicato finale della coalizione.

Per un partito relativamente piccolo questa può essere anche una scelta intelligente. Non sempre il peso politico si misura attraverso la possibilità di imporre una candidatura o di mettere il proprio simbolo davanti agli altri; qualche volta si misura nella capacità di contribuire a una proposta che, senza quel contributo, sarebbe stata peggiore.

Le persone dietro la sigla

Sul versante di Italia Viva, una delle figure che da anni segue le vicende triestine è Walter Godina, presente già nel gruppo locale che accompagnò la nascita del partito. Nel tempo è intervenuto su diverse questioni cittadine, dal Parco del Mare alla crisi Wärtsilä, mantenendo un profilo legato soprattutto ai problemi del territorio.

Non avrebbe senso attribuirgli personalmente iniziative che appartengono all’intera coalizione, e non è questa l’intenzione. Citarlo serve piuttosto a ricordare una cosa che nella politica nazionale si perde facilmente: dietro le sigle ci sono anche strutture locali e persone che continuano a seguire una città quando le telecamere e il dibattito nazionale stanno parlando d’altro.

Italia Viva Trieste ha inoltre promosso direttamente, nel luglio scorso, la raccolta firme per il ritorno delle preferenze nella futura legge elettorale. È una battaglia nazionale e non riguarda propriamente l’amministrazione cittadina, ma è comunque un esempio di attività politica portata fisicamente sul territorio, con banchetti e raccolta di firme, invece di essere affidata soltanto alle dichiarazioni dei dirigenti romani.

Anche questo conta, soprattutto per un partito che ha bisogno di dimostrare di avere un’esistenza che non coincida semplicemente con quella del proprio leader nazionale.

Un piccolo partito può essere utile anche senza diventare grande

I piccoli partiti vengono spesso giudicati soltanto attraverso la percentuale che ottengono nei sondaggi. Se stanno sotto il tre per cento vengono considerati irrilevanti, se crescono di qualche decimale si parla di ripresa e se scendono si torna a discuterne la sopravvivenza.

Sul territorio questo criterio dice molto meno.

Un partito con pochi voti può avere amministratori preparati, conoscere bene una questione, contribuire a una soluzione, tenere insieme sensibilità differenti o portare dentro una coalizione competenze che altrimenti mancherebbero. Allo stesso modo, un grande partito può avere una presenza nazionale molto forte e non riuscire a incidere praticamente in nulla nella città nella quale si presenta alle elezioni.

Da questo punto di vista, il lavoro che Italia Viva sta facendo dentro Futuro in Comune è più interessante della sua percentuale nei sondaggi. Non perché dimostri già qualcosa sul risultato delle amministrative del 2027, ma perché permette di valutare il partito su ciò che fa e non soltanto su quanto pesa.

La parte difficile comincia adesso

Naturalmente sarebbe prematuro trasformare questi primi mesi di lavoro in un giudizio sull’amministrazione che Futuro in Comune sarebbe eventualmente in grado di esprimere. Organizzare incontri e raccogliere contributi è la parte relativamente semplice; amministrare significa scegliere, spendere risorse limitate, stabilire priorità e assumersi la responsabilità di decisioni che inevitabilmente scontenteranno qualcuno.

Sulla mobilità bisognerà arrivare a proposte realmente compatibili con la struttura di Trieste; sulla casa bisognerà capire quali strumenti siano nelle disponibilità del Comune e quali richiedano interventi regionali o nazionali; sul servizio idrico bisognerà mettere sul tavolo numeri e scenari precisi; sulle trasformazioni urbane sarà necessario scegliere tra interessi che non sempre possono essere conciliati.

Poi arriveranno le candidature e con loro le ambizioni personali, i rapporti di forza tra i partiti, le inevitabili divergenze e la necessità di decidere chi guiderà la coalizione. Sarà probabilmente quello il momento nel quale capiremo se Futuro in Comune sta costruendo davvero un progetto per Trieste oppure se il percorso programmatico finirà per essere assorbito dalle normali dinamiche elettorali.

Per adesso, però, qualcosa si può già dire.

Italia Viva Trieste sta partecipando a un percorso nel quale la politica prova a occuparsi di trasporti, casa, acqua e organizzazione della città insieme ad altre forze, senza pretendere che ogni iniziativa porti il proprio marchio. In teoria non ci sarebbe nulla di straordinario, perché un partito locale dovrebbe occuparsi proprio di questo.

Eppure, in una politica nazionale sempre più concentrata sui leader, sui sondaggi e sullo scontro quotidiano, vedere forze diverse lavorare insieme sui problemi concreti finisce quasi per fare notizia.

Forse non dovrebbe essere così. Ma finché lo sarà, vale la pena raccontarlo.

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