C’è un’espressione usata dagli psicologi sociali che sembra fatta apposta per descrivere una parte del rapporto tra Matteo Renzi e il dibattito pubblico italiano: “Tall Poppy Syndrome”, la sindrome del papavero alto. Il papavero che cresce più degli altri si vede di più. E proprio perché si vede di più diventa quello da tagliare. Nel caso di Renzi il meccanismo è evidente: all’autorevolezza politica che molti gli riconoscono si accompagna da anni una ricerca quasi continua del passo falso capace di ridimensionarla.
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A Trieste lo chiamerebbero un “misto in tecia”: un miscuglio disordinato di cose, idee o persone che hanno poco o nulla in comune. Nel nuovo centro che sta prendendo forma attorno al campo largo troviamo civici, socialisti, liberali, radicali, ex Cinque Stelle, amministratori locali e movimenti territoriali. Possono certamente provare a stare insieme alle elezioni. Più difficile capire cosa possa tenerli uniti dopo. Intanto, però, occupano uno spazio che Matteo Renzi e Italia Viva rivendicano come proprio.
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Matteo Renzi torna alla Festa nazionale dell’Unità, trova una platea tutt’altro che ostile e soprattutto trova Dario Franceschini. Non è un dettaglio: se c’è nel PD qualcuno che conosce il valore dell’organizzazione, dei voti e delle mediazioni necessarie per costruire una coalizione, è proprio l’ex ministro. E quando dice che da Renzi non si può prescindere, il messaggio sembra andare ben oltre i veti di Giuseppe Conte.
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Luca Sommi sostiene che la presenza di Matteo Renzi possa allontanare dal campo largo una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle e degli indecisi. È un'ipotesi, non un dato acquisito. E qualche elezione già disputata suggerisce che il rapporto tra Renzi, Cinque Stelle e consenso sia meno semplice di come viene spesso raccontato.
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Italia Viva vuole e deve crescere, ma alcuni dei suoi spazi social sembrano parlare soprattutto a chi è già renziano. Il consenso si allarga ascoltando chi arriva, non applaudendosi tra conoscenti.
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