Venerdì 2 ottobre, alle 18, sul palco della Leopolda saliranno insieme Matteo Renzi e Vincenzo De Luca. Renzi presenta l’incontro all’interno di uno spazio dedicato agli amministratori e, nella sua newsletter, descrive De Luca come un sindaco «sanguigno, esperto, molto capace», aggiungendo che può dare molto non soltanto ai più giovani, ma «in generale al centrosinistra».
Preso da solo, l’invito non avrebbe nulla di particolarmente sorprendente. Renzi è stato sindaco di Firenze, De Luca è tornato quest’anno alla guida di Salerno dopo l’esperienza alla presidenza della Regione Campania e la Leopolda ha sempre ospitato personalità anche molto lontane tra loro. De Luca, inoltre, alle elezioni comunali di maggio ha riconquistato Palazzo di Città con il 57,8 per cento dei voti. Non è quindi un ex amministratore in cerca di una nuova collocazione, ma un politico che continua a disporre di un consenso personale tutt’altro che trascurabile.
A rendere interessante la sua presenza è soprattutto il momento.
Da settimane Giuseppe Conte insiste sulla necessità delle primarie per scegliere chi dovrà guidare il centrosinistra. Elly Schlein risponde che prima viene il programma, ma ha già fatto capire che, se le primarie si faranno, il PD non intende sottrarsi. Sullo sfondo resta poi la questione dell’area riformista, che continua a interrogarsi sul proprio spazio dentro una coalizione che molti considerano troppo sbilanciata verso sinistra.
Renzi, da parte sua, è stato abbastanza chiaro. Nella newsletter del 22 settembre ha scritto che chi ritiene insufficiente lo spazio delle idee riformiste nel centrosinistra dovrebbe andare alla Leopolda e contribuire a «riequilibrare la situazione». Ha poi aggiunto una frase che aiuta a capire il senso politico dell’operazione: lo spazio non viene concesso, si conquista attraverso il consenso.
Ed è proprio qui che entra in scena De Luca.
Negli ultimi giorni l’ex presidente della Campania ha usato parole molto dure verso Giuseppe Conte e ha criticato apertamente il rapporto costruito dal PD con il Movimento 5 Stelle. Più in generale, ha contestato l’idea che il centrosinistra possa limitarsi a sommare forze molto diverse senza chiarire prima chi debba indicare la linea politica e su quale progetto comune costruire la coalizione.
È difficile non chiedersi, allora, perché Renzi abbia scelto proprio lui e perché abbia deciso di affidargli uno spazio così visibile alla Leopolda.
La spiegazione ufficiale è semplice: si parlerà di amministratori, sicurezza e governo delle città, temi sui quali De Luca ha costruito una parte importante della propria immagine politica. Può certamente essere così. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare ciò che questa presenza può produrre sul piano politico.
Renzi non ha bisogno che De Luca entri in Italia Viva, né che annunci davvero una candidatura alle eventuali primarie del centrosinistra. Gli basta che la sua voce entri nella discussione. De Luca proviene dalla storia del PD, dispone ancora di un seguito personale importante ed è in grado di contestare dall’interno l’idea che la partita per la leadership debba ridursi inevitabilmente a un confronto tra Schlein e Conte.
È questo che rende l’invito più interessante di quanto sembri.
Le stesse critiche al rapporto tra PD e Cinque Stelle, pronunciate da Renzi, verrebbero probabilmente liquidate come l’ennesimo attacco dell’ex segretario al partito che ha guidato. Dette da De Luca acquistano invece un peso diverso, soprattutto perché arrivano da un uomo che torna a governare Salerno e il cui figlio Piero è oggi segretario regionale del PD campano.
La situazione, a quel punto, diventerebbe politicamente singolare. Piero De Luca è impegnato nella costruzione dell’alternativa di centrosinistra insieme alla segreteria nazionale del PD; Vincenzo De Luca potrebbe invece trasformarsi in uno dei critici più rumorosi dell’equilibrio politico sul quale quella stessa alternativa sta cercando di reggersi.
Che Renzi guardi con interesse a una contraddizione del genere non richiede particolare fantasia.
Dire che il suo obiettivo sia “spaccare” il fronte PD-M5S sarebbe però andare oltre gli elementi che abbiamo oggi. Non esistono prove di un progetto concordato con De Luca per far saltare l’alleanza. Esiste invece qualcosa di molto più visibile: l’interesse di Renzi a evitare che l’assetto Schlein-Conte si consolidi senza riconoscere un peso politico significativo alla componente riformista.
E non è una differenza da poco.
Se il confronto resta circoscritto a Schlein e Conte, Italia Viva e Casa Riformista rischiano di diventare componenti di una coalizione la cui direzione politica viene definita altrove. Se invece il quadro si allarga, se emergono altre personalità o anche solo altre possibili candidature, cambia inevitabilmente anche il tavolo sul quale si discuteranno programma, leadership e rapporti di forza.
De Luca, da questo punto di vista, potrebbe risultare utile anche senza arrivare fino in fondo. In politica una candidatura possibile può pesare quasi quanto una candidatura reale, soprattutto quando costringe tutti gli altri a ricalcolare alleanze, numeri e convenienze.
Fanpage ipotizza che un’eventuale candidatura di De Luca alle primarie potrebbe sottrarre voti soprattutto a Schlein e finire indirettamente per favorire Conte. È uno scenario possibile, ma non necessariamente l’unico. Per Renzi potrebbe essere ancora più interessante ciò che accade prima del voto: rompere l’immagine di un centrosinistra diviso semplicemente tra il PD di Schlein e il Movimento 5 Stelle di Conte e riaprire la discussione su chi debba rappresentare l’area moderata e riformista.
In questo senso De Luca potrebbe risultare politicamente utile anche senza candidarsi a nulla.
Naturalmente può darsi che non accada niente di tutto questo. De Luca potrebbe parlare soltanto di amministrazione, sicurezza e governo locale, Renzi potrebbe limitarsi ad ascoltarlo e il giorno dopo entrambi tornare alle rispettive posizioni.
Ma in politica gli ospiti non vengono quasi mai scelti senza considerarne anche l’effetto simbolico. E ancora meno quando la discussione sulla leadership del centrosinistra è appena cominciata.
Per questo alla Leopolda conterà non soltanto ciò che dirà De Luca, ma anche il modo in cui Renzi lo presenterà, gli argomenti che deciderà di affidargli e soprattutto ciò che dirà prima e dopo il suo intervento.
Forse non esiste nessun piano. Ma se l’obiettivo di Renzi è impedire che l’asse Schlein-Conte diventi l’unico perno del centrosinistra e costringere la coalizione a ridiscutere i propri equilibri, portare Vincenzo De Luca sul palco della Leopolda appare una scelta tutt’altro che casuale.
Fonti consultate
Fanpage – Renzi invita Vincenzo De Luca alla Leopolda
Matteo Renzi – Enews 1122, 24 settembre 2026
Matteo Renzi – Enews 1121, 22 settembre 2026
ANSA – Conte e le primarie del centrosinistra
ANSA – Schlein sulle primarie
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