Il campo largo apre a Italia Viva e Giuseppe Conte esclude veti personali, senza ritirare le proprie condizioni. Ma per Aldo Torchiaro, sul Riformista, Matteo Renzi sarebbe già condannato all'irrilevanza. Una conclusione che sembra precedere gli avvenimenti: la porta del confronto si è aperta, mentre la trattativa politica deve ancora cominciare.
Venerdì 30 ottobre Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono rimasti in videocollegamento per tre ore e ne sono usciti con un calendario: programma comune entro novembre, manifestazione nazionale a dicembre, primarie entro febbraio. Non è poco, per una coalizione che deve ancora accordarsi su buona parte delle cose che intende fare. Ma il calendario è, appunto, un calendario. Non ancora un programma, né tantomeno un accordo su tutti i suoi protagonisti.
Aldo Torchiaro, sul Riformista, ha ricavato dalla riunione una conclusione più impegnativa: Renzi sarebbe destinato all'irrilevanza. Il leader di Italia Viva non era tra i quattro partecipanti e, nella lettura del giornalista, l'assenza conferma che le decisioni spettano a Pd, Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Sul rapporto di forza non c'è molto da discutere: sono stati loro a fissare le scadenze. Conviene però leggere anche quello che hanno deciso.
La nota congiunta prevede che al confronto programmatico partecipino le forze di opposizione rappresentate in Parlamento e disponibili a costruire un'alternativa alla destra. Non fa l'elenco dei partiti, ma la formulazione comprende Italia Viva, come hanno spiegato le ricostruzioni della riunione. Renzi non ha partecipato all'incontro che ha stabilito il calendario; il suo partito è invece tra quelli chiamati a discutere il programma. Sono due notizie diverse, anche se raccontano la stessa giornata.
Naturalmente essere invitati non significa decidere. Il nucleo formato dai tre partiti maggiori conserva la guida dell'operazione, mentre l'area centrista rimane divisa fra sigle e ambizioni che non sempre trovano un punto d'incontro. È dunque possibile che Italia Viva ottenga un ruolo modesto, o che le divergenze politiche rendano quel tavolo meno accogliente di quanto sembri oggi. Torchiaro ha argomenti per sostenere il rischio di una marginalità renziana. Il rischio esiste, ma non è ancora diventato un risultato.
Renzi, intanto, non parla da escluso. Il 31 ottobre ha accolto favorevolmente il percorso concordato dai quattro; nell'intervista al Corriere della Sera pubblicata il 1° novembre ha confermato che Italia Viva sarà rappresentata ai tavoli da Maria Elena Boschi e Raffaella Paita. Ha inoltre ribadito di preferire primarie risolte in una sfida tra Schlein e Conte, mentre in caso di competizione più ampia il partito presenterà un proprio candidato. Sono intenzioni dichiarate, non garanzie di riuscita, ma descrivono una trattativa nella quale il leader di Italia Viva conta di partecipare.
L'obiezione più seria arriva da Conte, che il 31 ottobre ha escluso un veto di carattere personale, senza per questo ritirare le proprie condizioni. Chiede garanzie sulla tenuta politica della coalizione e una legge rigorosa sul conflitto di interessi, richiamando anche le attività professionali internazionali di Renzi; restano inoltre divergenze di rilievo sulla politica estera, a cominciare dall'Ucraina. Conte teme che l'alleanza con Italia Viva allontani una parte dell'elettorato pentastellato. Si tratta di problemi concreti, che sarebbe poco serio liquidare come vecchie antipatie.
Nell'intervista del 1° novembre Renzi replica che una proposta sul conflitto di interessi è già stata presentata da lui in Senato e si dice favorevole a regole valide per tutti. È la sua risposta politica, non la dimostrazione che un'intesa sia vicina. Ma almeno offre materia per un confronto verificabile: si vedrà se le distanze si misureranno sulle norme e sulle scelte di governo oppure, ancora una volta, sui nomi dei partecipanti.
Nel frattempo torna in scena anche Massimo D'Alema. Secondo Repubblica, l'ex presidente del Consiglio ha voluto invitare Renzi e Nicola Fratoianni alla presentazione del suo libro Eravamo comunisti, in programma il 2 dicembre a Fiesole. La Nazione ha ripreso il 1° novembre la notizia. Naturalmente, una presentazione editoriale non equivale a un accordo politico. Dopo gli scontri culminati nel referendum del 2016, rimane però un segnale di disponibilità al confronto che sarebbe curioso ignorare in una cronaca tutta dedicata a chi può ancora parlare con chi.
Si può giudicare sbagliata la strategia di Renzi, dubitare della compatibilità tra Italia Viva e Movimento Cinque Stelle e ritenere che il tavolo dei quattro lasci agli altri soltanto uno spazio limitato. Sono valutazioni legittime, e gli sviluppi potrebbero persino confermarle. Ma un articolo di commento dovrebbe conservare la differenza fra una previsione, per quanto plausibile, e un fatto già accertato.
Per ora i quattro leader hanno fissato una tabella di marcia e annunciato un confronto al quale è chiamata anche Italia Viva. Le riserve di Conte rimangono, così come le differenze politiche. Ma il veto personale non è più la condizione che impedisce di sedersi al tavolo. Quale peso avrà Renzi dipenderà dal programma e dagli accordi che ne seguiranno. Il programma comune deve ancora essere scritto. La sentenza sulla sua irrilevanza, invece, ha già trovato un titolo.
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