Carlo Calenda e Matteo Renzi divisi sullo sfondo del Senato, con Ignazio La Russa al centro.
L'elezione di La Russa e la rottura del Terzo Polo: le ricostruzioni contrastanti di Calenda e Renzi.

Ci sono vicende politiche che, a forza di essere raccontate sempre nello stesso modo, finiscono per assumere i contorni di una verità acquisita. L'elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato è una di queste. Da quattro anni Matteo Renzi viene periodicamente indicato come l'uomo che avrebbe favorito quella nomina, e Carlo Calenda è diventato uno dei principali sostenitori di questa ricostruzione.

Peccato che il 13 ottobre 2022, quando La Russa venne eletto, lo stesso Calenda garantisse pubblicamente che tutti e nove i senatori del Terzo Polo avevano votato scheda bianca. Non una dichiarazione vaga, ma una presa di posizione esplicita, con la quale difendeva anche i cinque parlamentari di Italia Viva.

La versione cambia nel dicembre 2023, quando, nel libro Il Patto, Calenda racconta di un presunto accordo tra Renzi, La Russa e Daniela Santanchè. L'intesa sarebbe maturata durante una cena precedente alla votazione: sostegno dei senatori renziani a La Russa in cambio della presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai per Maria Elena Boschi.

Vale la pena partire dai numeri, perché almeno quelli non cambiano a seconda dei rapporti personali tra i protagonisti.

La Russa ottenne 116 voti, dodici più dei 104 necessari per essere eletto. Sedici senatori di Forza Italia non parteciparono alla votazione, lasciando il centrodestra con un massimo teorico di 99 voti disponibili. È dunque evidente che arrivarono consensi dall'esterno della maggioranza. Almeno diciassette, anche ipotizzando che tutti i parlamentari del centrodestra presenti avessero votato il candidato di Fratelli d'Italia.

Ma anche attribuendo a La Russa tutti e cinque i voti di Italia Viva, sottraendoli dal risultato finale ne rimarrebbero 111. Sottraendo addirittura tutti e nove i voti del Terzo Polo, il risultato sarebbe 107. In entrambi i casi, La Russa sarebbe stato eletto ugualmente.

Non conosciamo gli autori delle singole schede e non intendiamo inventarli. Sappiamo però che attribuire a Renzi il merito, o la colpa, di aver reso possibile l'elezione di La Russa significa raccontare una storia che il risultato parlamentare non sostiene.

C'è poi la questione della presunta contropartita, forse la parte meno convincente dell'intera ricostruzione.

Renzi avrebbe rischiato di compromettere un'alleanza elettorale appena nata, dalla quale era uscito un Terzo Polo con quasi l'8% dei consensi, per ottenere una promessa sulla presidenza della Vigilanza Rai. Una promessa che, secondo lo stesso Calenda, non avrebbe nemmeno avuto l'avallo di Giorgia Meloni.

Il 4 aprile 2023 quella presidenza andò invece a Barbara Floridia, del Movimento 5 Stelle. Maria Elena Boschi ottenne una vicepresidenza, insieme ad Augusta Montaruli di Fratelli d'Italia.

Siamo seri. Una vicepresidenza di commissione non è una poltrona inesistente, ma è ben poca cosa rispetto al prezzo politico che Renzi avrebbe dovuto pagare per ottenerla. Si può contestare molto all'ex presidente del Consiglio, ma attribuirgli un'operazione negoziale tanto rischiosa e tanto poco remunerativa significa immaginarlo improvvisamente incapace di valutare i propri interessi. E soprattutto significa accettare una ricostruzione nella quale il presunto accordo non produce nemmeno il risultato per il quale sarebbe stato concluso.

Anche la famosa cena presenta qualche problema.

Calenda la colloca nei giorni precedenti all'elezione di La Russa, facendone il momento nel quale sarebbe maturato il presunto accordo. Davide Faraone ha fornito una ricostruzione ben diversa, indicando nel 29 dicembre 2022, a Cortina, la data dell'incontro conviviale al quale parteciparono Renzi, La Russa e Santanchè, insieme ad altre persone. Ha inoltre negato che i tre si fossero incontrati a pranzo o a cena prima della votazione.

E qui c'è un particolare che merita attenzione. Renzi, durante le festività di fine dicembre 2022, si trovava effettivamente in vacanza a Cortina. Non è una circostanza riferita soltanto a posteriori da Faraone: la sua presenza nella località ampezzana venne documentata dalla stampa nei primi giorni di gennaio 2023 e confermata dalla stessa Italia Viva, che intervenne pubblicamente anche sulla questione del pagamento del soggiorno.

Il 3 gennaio il Corriere della Sera segnalava Renzi tra i protagonisti delle serate ampezzane, mentre il 7 gennaio veniva riportata una nota del suo ufficio stampa che confermava il soggiorno a Cortina e precisava che l'ex premier aveva pagato personalmente l'albergo.

La data indicata da Faraone è dunque coerente con una presenza di Renzi a Cortina riscontrabile indipendentemente dalla successiva polemica con Calenda. La vacanza non dimostra da sola quando si sia svolta quella specifica cena, ma rende tutt'altro che campata in aria la ricostruzione del senatore di Italia Viva.

Il particolare non è irrilevante: il 29 dicembre La Russa era presidente del Senato già da oltre due mesi. Se la cena richiamata da Calenda fosse proprio quella indicata da Faraone, verrebbe meno il collegamento temporale sul quale poggia buona parte del suo racconto.

Ma c'è un'altra circostanza che rende ancora più interessante la ricerca del presunto accordo: la distribuzione degli incarichi parlamentari nei giorni immediatamente successivi all'elezione di La Russa.

Il 19 ottobre 2022, appena sei giorni dopo quella votazione, vengono eletti i vicepresidenti, i questori e i segretari di Presidenza di Camera e Senato. Le quattro vicepresidenze attribuite alle opposizioni finiscono tutte a PD e Movimento 5 Stelle: Anna Ascani e Sergio Costa alla Camera, Anna Rossomando e Mariolina Castellone al Senato.

Anche le due questure assegnate a esponenti dell'opposizione prendono la stessa direzione: Filippo Scerra, del Movimento 5 Stelle, alla Camera e Marco Meloni, del Partito Democratico, al Senato.

Il Terzo Polo rimane escluso da tutte queste cariche.

Se consideriamo anche i segretari di Presidenza eletti in quella giornata, il Movimento 5 Stelle risulta il principale beneficiario tra i partiti dell'opposizione, con sette incarichi complessivi contro i cinque del PD. Soltanto il 26 ottobre Roberto Giachetti, di Italia Viva, viene eletto segretario della Camera, attraverso l'integrazione prevista dal Regolamento per assicurare rappresentanza ai gruppi inizialmente rimasti esclusi.

La distribuzione delle successive presidenze parlamentari completa il quadro. Il 6 dicembre Lorenzo Guerini, del PD, viene eletto presidente del Copasir, nel quale Ettore Rosato di Italia Viva ottiene l'incarico di segretario. Il 4 aprile dell'anno seguente, come abbiamo già ricordato, la presidenza della Vigilanza Rai va a Barbara Floridia del Movimento 5 Stelle.

Non stiamo sostenendo che PD e M5S abbiano ricevuto quelle cariche come contropartita per aver contribuito all'elezione di La Russa. Sarebbe una conclusione che i fatti, da soli, non autorizzano. Le dimensioni parlamentari dei due gruppi e gli accordi istituzionali tra maggioranza e opposizioni spiegano legittimamente quella distribuzione.

Ma allora perché lo stesso criterio non viene utilizzato anche quando si parla di Renzi?

Se vogliamo costruire una dietrologia sulla base degli incarichi ottenuti, dovremmo almeno avere la curiosità di guardare chi abbia ottenuto cosa. E il quadro che emerge è piuttosto diverso da quello suggerito da Calenda.

I principali incarichi destinati alle opposizioni sono andati a PD e Movimento 5 Stelle, mentre Italia Viva avrebbe rischiato un'operazione politicamente tanto compromettente per ritrovarsi, sei mesi dopo, con una vicepresidenza di commissione anziché con la presidenza promessa. Possibile? Tutto è possibile in politica. Convincente? Decisamente meno.

È però soprattutto la cronologia dei rapporti tra Renzi e Calenda a rendere questa storia politicamente interessante.

Dopo aver garantito il voto compatto del Terzo Polo nell'ottobre 2022, Calenda sottoscrisse con Renzi, l'8 dicembre successivo, l'accordo per la federazione tra Azione e Italia Viva. Nei mesi seguenti iniziarono le tensioni, divenute pubblicamente evidenti già a febbraio, fino alla rottura definitiva dell'aprile 2023.

Fu allora che emerse con particolare chiarezza uno dei problemi centrali dell'alleanza: il ruolo che Renzi avrebbe dovuto occupare nel futuro soggetto politico.

Calenda sosteneva che l'ex premier dovesse fare un passo di lato. Durante la crisi del partito unico arrivò a chiedere che Renzi svolgesse la propria attività politica esclusivamente nell'ambito del progetto comune, rinunciando a iniziative autonome di Italia Viva.

Ed è proprio qui che vogliamo esprimere una valutazione politica netta.

A nostro avviso, Calenda voleva un Terzo Polo nel quale Renzi portasse consenso, esperienza, parlamentari e organizzazione, ma rinunciasse progressivamente alla propria autonomia e alla possibilità di esercitare un peso politico corrispondente alla sua storia e alla sua rappresentanza. In sostanza, un alleato utile alla costruzione del progetto, purché non diventasse un concorrente nella sua guida.

Renzi non accettò quel ridimensionamento e il progetto naufragò.

Da quel momento Calenda ha costruito un racconto nel quale la responsabilità del fallimento ricade quasi interamente sull'ex alleato. La vicenda La Russa, riletta attraverso una cena dalla cronologia contestata e una contropartita mai realizzata nei termini descritti, si inserisce perfettamente in questa operazione di delegittimazione politica.

È il nostro convincimento, e non abbiamo ragione di nasconderlo: la ricostruzione successiva di Calenda appare molto più funzionale a screditare Renzi che a chiarire quanto accadde realmente il 13 ottobre 2022.

Del resto, il registro polemico del leader di Azione non sembra essere cambiato. L'ultimo esempio arriva dalla Leopolda del 2 ottobre 2026, dove Renzi ha invitato Vincenzo De Luca a un confronto dal titolo volutamente ironico, Il Kraken e lo Sceriffo, dedicato soprattutto al tema della sicurezza.

Calenda, intervenendo a Sky TG24, ha pensato bene di liquidare l'incontro con queste parole, riportate da Ora di Cronache:

«Alla Leopolda Renzi e De Luca giocavano al kraken e lo sceriffo mentre crolla il mondo. Ormai siamo ridotti così».

Non soddisfatto, il giorno successivo ha contestato le posizioni di De Luca sull'Ucraina, arrivando a evocare il «Campo Lavrov».

Si può certamente criticare De Luca per le sue posizioni internazionali, così come si può dissentire dalle sue proposte sulla sicurezza. Ma che cosa c'entra questo con il contenuto dell'incontro? Chi ha seguito il confronto ha ascoltato considerazioni sulla sicurezza nelle città, sulla criminalità, sulle periferie e sulle difficoltà del centrosinistra nell'intercettare una parte crescente delle preoccupazioni dei cittadini. Argomenti sui quali si può essere anche radicalmente in disaccordo, ma che difficilmente possono essere liquidati come un gioco.

Renzi ha forse annunciato di condividere ogni posizione di De Luca? Ha proposto di modificare la linea di Italia Viva sull'Ucraina? Invitare un esponente politico a confrontarsi pubblicamente significa ormai dover rispondere di ogni sua dichiarazione, anche di quelle che non hanno nulla a che vedere con il tema dell'incontro?

Evidentemente, per Calenda, quando Renzi incontra qualcuno con cui non condivide ogni singola posizione politica, il problema non è più ciò che viene discusso, ma il semplice fatto che quell'incontro abbia avuto luogo.

È una concezione del confronto piuttosto singolare per chi si presenta continuamente come interprete della politica seria e concreta. Soprattutto, è un metodo che conosciamo bene: si prende un episodio, lo si riduce a una caricatura e lo si utilizza per screditare l'interlocutore. Lo stesso meccanismo che, a nostro avviso, ritroviamo nella ricostruzione successiva alla rottura del Terzo Polo e nella vicenda dell'elezione di La Russa.

Tornando proprio a quella vicenda, resta una domanda alla quale Calenda dovrebbe dare una risposta politica, prima ancora che documentale.

Se Renzi aveva già tradito il progetto comune nell'ottobre 2022, perché sottoscrivere con lui la federazione a dicembre? Perché continuare a costruire il partito unico nei mesi successivi? E soprattutto, quali elementi hanno trasformato una dichiarazione categorica sul voto compatto del Terzo Polo in un'accusa pubblica di accordi sottobanco?

Perché un sospetto non diventa più credibile semplicemente ripetendolo, né una ricostruzione diventa vera perché permette di attribuire a un avversario la responsabilità di un fallimento condiviso.

Renzi ha commesso errori politici, e non pochi. Ma gli errori vanno individuati e discussi per quello che sono, non costruiti retrospettivamente attraverso coincidenze, congetture e ricostruzioni che non reggono a un esame complessivo dei fatti.

Calenda può continuare a raccontare che il Terzo Polo sia fallito esclusivamente per colpa di Renzi. Può continuare a utilizzare la vicenda La Russa come argomento contro Italia Viva. Può perfino considerare ogni interlocuzione dell'ex alleato con altri protagonisti della politica una nuova occasione per attaccarlo.

Ma non può pretendere che la propria versione diventi storia soltanto perché la racconta con sufficiente insistenza.

La politica non è una gara a chi riesce a screditare meglio l'avversario. E il fallimento del Terzo Polo non si cancella riscrivendo il passato, né attribuendo a Renzi un patto che, tra numeri, date e contropartite, continua a non tornare.

Fonti consultate

Senato della Repubblica – Risultato ufficiale dell'elezione del Presidente del Senato, 13 ottobre 2022.
Il Foglio – Dichiarazioni di Carlo Calenda sul voto del Terzo Polo, 13 ottobre 2022.
Open – La ricostruzione contenuta nel libro Il Patto, 12 dicembre 2023.
Open – La replica di Davide Faraone sulla cena di Cortina, 12 dicembre 2023.
la Repubblica – La presenza di Renzi, La Russa e Santanchè a Cortina durante le festività natalizie, 3 gennaio 2023.
la Repubblica – La nota sul soggiorno di Renzi a Cortina, 7 gennaio 2023.
Camera dei deputati – Elezione dell'Ufficio di Presidenza, 19 ottobre 2022.
Senato della Repubblica – Nomina di vicepresidenti, questori e segretari, 19 ottobre 2022.
ANSA – Elezione di Roberto Giachetti a segretario della Camera, 26 ottobre 2022.
ANSA – Elezione dei vertici del Copasir, 6 dicembre 2022.
Parlamento italiano – Costituzione dell'Ufficio di Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, 4 aprile 2023.
Ora di Cronache – Dichiarazione di Carlo Calenda sull'incontro Renzi-De Luca alla Leopolda, ottobre 2026.
Le Cronache – Le dichiarazioni di Calenda su De Luca e il «Campo Lavrov», 3 ottobre 2026.

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