La tratta della settimana 7–13 ottobre 2026 di Volo a planare, dedicata alla nuova legge elettorale, alle scelte del campo largo, alla manovra e ai margini europei per energia e difesa.
La tratta della settimana: dalla nuova legge elettorale alle scelte su alleanze, manovra ed Europa.

Montecitorio · Le regole sono fatte. Adesso comincia la politica

L'8 ottobre la Camera ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Il giorno successivo il testo è stato promulgato come legge n. 180 del 9 ottobre 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Entrerà in vigore il 24 ottobre.

Si chiude così un percorso parlamentare che abbiamo seguito per diverse settimane e cambia, inevitabilmente, anche la domanda da porsi. Non serve più chiedersi quale riforma uscirà da Camera e Senato: il testo ormai c'è. Bisogna capire cosa produrrà nei rapporti tra i partiti.

L'impianto è proporzionale, con un premio di governabilità fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione che raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi in entrambe le Camere. Nei collegi plurinominali l'elettore potrà esprimere fino a tre preferenze per i candidati diversi dal capolista, che resta bloccato. Le forze politiche dovranno inoltre indicare nel programma la persona proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio, nel rispetto delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

È soprattutto il premio legato alla coalizione a spostare il confronto dal terreno delle regole a quello della politica. Nessuna norma obbliga partiti diversi a stare insieme, ma il sistema rende più importante la capacità di costruire alleanze abbastanza larghe da avvicinarsi alla soglia del 42 per cento.

Nel centrodestra il lavoro parte da una coalizione che governa insieme dall'inizio della legislatura. Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega mantengono differenze anche marcate su fisco, pensioni, Europa e politica internazionale, ma possiedono già una struttura comune e una leadership riconoscibile.

Per le opposizioni il passaggio è più complicato. Il campo largo si è già presentato unito in diversi appuntamenti locali e regionali, ma una coalizione nazionale richiede qualcosa in più: un programma condiviso, la definizione del perimetro e una scelta sulla persona che dovrà rappresentarla.

Le opposizioni continueranno a contestare la legge e alcuni dei suoi meccanismi. Il dato politico, però, da questa settimana è più semplice: chi vuole concorrere per Palazzo Chigi conosce le regole con cui dovrà farlo. Da qui in avanti sarà più difficile attribuire alla legge elettorale le incertezze che riguardano invece le alleanze.

Campo largo · Prima il programma, poi le primarie. Almeno nelle intenzioni

Giuseppe Conte ha scelto di accelerare. Dopo il voto sulla legge elettorale ha indicato un percorso: aspettare gli appuntamenti programmatici di Alleanza Verdi e Sinistra e del Partito Democratico previsti intorno al 18 ottobre, riunire subito dopo le forze dell'alleanza, lavorare a un programma comune e arrivare successivamente alle primarie per scegliere il candidato alla Presidenza del Consiglio.

La sequenza ha una logica difficilmente contestabile: prima si decide cosa si vuole fare, poi chi deve rappresentare quella proposta. Non tutti, però, condividono tempi e metodo.

AVS continua a guardare alle primarie con cautela. Angelo Bonelli teme che una competizione tra i leader finisca per accentuare le differenze invece di ridurle e lega l'avvio del tavolo programmatico anche alla definizione dell'area centrista della coalizione. Nel PD l'idea delle primarie non viene esclusa, ma l'urgenza avvertita dal Movimento 5 Stelle non sembra la stessa.

Ridurre tutto all'ennesimo confronto tra Conte ed Elly Schlein sarebbe comodo, ma direbbe poco del problema vero. La difficoltà non è soltanto scegliere chi guiderà la coalizione. Prima bisognerà verificare se partiti che hanno posizioni differenti su Ucraina, politica estera, energia, giustizia, imprese e welfare riescano a costruire un programma con il quale governare insieme.

Le coalizioni non richiedono identità perfette. Se così fosse, non esisterebbero. Richiedono però un punto oltre il quale le differenze smettono di essere normale pluralismo e diventano incompatibilità politica. Quel confine, nel campo largo, non è ancora stato definito.

Da questo punto di vista l'insistenza di Conte sul programma coglie un nodo reale. Resta da vedere quanto sarà facile passare dalle dichiarazioni di disponibilità a un documento comune e, soprattutto, quali compromessi ciascun partito sarà disposto ad accettare.

Le primarie verranno eventualmente dopo. E forse sarebbe già un passo avanti se il centrosinistra riuscisse ad arrivarci discutendo per qualche settimana di cosa vuole fare, invece che trascorrere mesi a discutere soltanto di chi debba farlo.

Via XX Settembre · Le richieste sono molte, la manovra dovrà scegliere

Il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre e successivamente trasmesso al Parlamento, ha fissato il quadro entro il quale dovrà muoversi la manovra per il 2027. Adesso comincia la parte politicamente più difficile: stabilire quali misure entreranno davvero nella legge di Bilancio e trovare le relative coperture.

Dentro la maggioranza le richieste non mancano. Si discute di Irpef e ceto medio, bollo auto, pensioni, incentivi al lavoro e sostegni alle famiglie. Sono priorità che i partiti hanno indicato nelle ultime settimane, ma l'elenco definitivo della manovra non è ancora scritto e non tutte potranno necessariamente trovare spazio nella forma e nella dimensione annunciate.

Il confronto sulle coperture si è visto bene anche nel rapporto con le banche. Il presidente dell'ABI Antonio Patuelli ha respinto l'ipotesi di un nuovo contributo aggiuntivo, ricordando l'accordo triennale già raggiunto con il governo, valutato complessivamente intorno ai 10 miliardi attraverso diverse misure fiscali e patrimoniali.

Nel centrodestra il tema non è chiuso. C'è chi continua a chiedere un ulteriore intervento degli istituti di credito e chi guarda con maggiore prudenza all'idea di modificare un accordo già raggiunto. Anche questo confronto finirà inevitabilmente dentro la trattativa sulla manovra.

Giancarlo Giorgetti continua intanto a difendere il percorso di riduzione del deficit e l'obiettivo di riportare l'Italia fuori dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. È un vincolo che restringe il margine politico: si possono scegliere le priorità, ma non sommarle tutte fingendo che il costo complessivo non esista.

È il momento nel quale gli annunci fatti separatamente devono convivere nello stesso documento. Una riduzione fiscale, un intervento sulle pensioni o un nuovo sostegno possono essere considerati desiderabili ciascuno per conto proprio; la legge di Bilancio costringe invece a confrontarli tra loro, perché le risorse utilizzate per una misura non possono essere contemporaneamente destinate a un'altra.

Nelle prossime settimane alcune proposte verranno probabilmente ridimensionate, modificate o rinviate. Non sarà necessariamente la prova che fossero state annunciate senza intenzione di realizzarle. Sarà soprattutto il risultato di una selezione che ogni governo è costretto a fare quando passa dal programma politico ai numeri.

La parte interessante, alla fine, sarà proprio questa: capire quali misure la maggioranza considera abbastanza importanti da sacrificare qualcosa d'altro per finanziarle.

Bruxelles · Più margine per energia e difesa, ma non sono soldi europei

L'8 ottobre la Commissione europea ha espresso una valutazione positiva sulla richiesta italiana di attivare la clausola nazionale di salvaguardia per le spese legate alla difesa e alla resilienza energetica. Bruxelles ritiene che, nel caso italiano, la maggiore flessibilità richiesta non comprometta la sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio periodo.

Non è ancora il passaggio definitivo. La procedura prevede ora una raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea e, al 10 ottobre, l'attivazione per l'Italia non risulta ancora completata. Il primo via libera della Commissione resta comunque politicamente importante.

La parola “flessibilità” può facilmente generare un equivoco. Non significa che l'Unione europea trasferirà nuove risorse al bilancio italiano. La clausola consente invece, entro limiti precisi, di deviare temporaneamente dal percorso di spesa stabilito dalle regole fiscali europee per finanziare determinate esigenze senza che quella deviazione venga trattata come una normale violazione del Patto.

Per la difesa il meccanismo può consentire maggiore spesa fino ai limiti stabiliti dal quadro europeo. Da giugno la Commissione ha inoltre aperto la possibilità di utilizzare la stessa flessibilità per alcune misure destinate a rafforzare la sicurezza energetica e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.

Nel caso dell'energia il margine previsto è limitato allo 0,3 per cento del Pil all'anno tra il 2026 e il 2028, con un tetto cumulato dello 0,6 per cento. Anche qui non scompare il costo della spesa: cambia il modo in cui viene considerata nel percorso di finanza pubblica concordato con Bruxelles.

Il governo ottiene dunque uno spazio maggiore, ma non un assegno. Ed è una differenza sostanziale proprio mentre a Roma si discute di coperture. La flessibilità può rendere possibili alcuni investimenti senza compromettere immediatamente il percorso dei conti; non elimina però la necessità di stabilire quali interventi meritino di essere finanziati e quale debito pubblico lasceranno dietro di sé.

Bruxelles, inoltre, non ha aperto indistintamente a tutte le richieste italiane. Sulla possibilità di ottenere ulteriore flessibilità per fronteggiare gli effetti dell'inflazione la Commissione ha invitato alla prudenza e ha ricordato la necessità di rispettare gli impegni di spesa già concordati.

Anche qui, dunque, il margine si allarga senza diventare illimitato.

Sotto il rumore · Adesso bisogna scegliere

Negli ultimi mesi la politica italiana ha avuto davanti diverse questioni ancora sospese. La legge elettorale doveva completare l'iter parlamentare, il centrosinistra rinviava alcune decisioni in attesa di conoscere le regole definitive, la manovra era ancora abbastanza lontana da permettere a ciascun partito di elencare le proprie priorità e la richiesta italiana di flessibilità europea aspettava una prima risposta.

Questa settimana alcune di quelle incognite sono venute meno.

La legge elettorale è stata approvata, promulgata e pubblicata. Il campo largo conosce il sistema con il quale dovrà probabilmente presentarsi agli elettori e ha cominciato a discutere di programma e leadership. Il governo dispone del quadro programmatico di finanza pubblica e deve trasformare le richieste della maggioranza in una legge di Bilancio. La Commissione europea ha aperto uno spazio per energia e difesa, fissandone però anche condizioni e limiti.

Non vuol dire che tutto sia deciso. Al contrario, comincia proprio adesso la parte nella quale le differenze diventano più visibili.

Per le opposizioni la questione non è più soltanto sapere se serva un'alleanza larga, ma stabilire chi ne farà parte, quali punti saranno davvero comuni e quali compromessi saranno accettabili. Per la maggioranza non basta più affermare che sarebbe utile ridurre una tassa, modificare le pensioni o sostenere una categoria: bisogna scegliere quali interventi finanziare e quali lasciare fuori.

La stessa flessibilità europea vale soltanto nella misura in cui viene utilizzata per investimenti che abbiano una ragione economica e strategica. Avere più margine non obbliga a spenderlo tutto e non rende automaticamente buona qualsiasi spesa compatibile con la clausola.

È una fase meno comoda di quella degli annunci. Finché una scelta dipende da una regola non ancora approvata, da una risposta che deve arrivare o da un documento ancora da scrivere, il rinvio può essere spiegato. Quando quei passaggi si chiudono, diventa più difficile farlo.

Vale anche per le coalizioni. Stare insieme contro qualcuno è relativamente semplice; prepararsi a governare significa decidere cosa fare quando gli interessi, gli elettorati e le priorità dei partiti non coincidono. Prima o poi bisogna scegliere quale posizione prevale.

Una legge di Bilancio funziona allo stesso modo. Un elenco di richieste può accontentare tutti. Un bilancio, quasi mai.

Questa settimana la nostra Tratta si ferma quindi in un punto meno rumoroso delle polemiche quotidiane, ma probabilmente più importante. Le regole del voto sono state definite, il quadro dei conti è sul tavolo e un primo margine europeo è stato riconosciuto. Adesso conteranno le decisioni che verranno prese dentro quello spazio.

Fonti e documenti

Camera dei deputati, approvazione definitiva della riforma elettorale dell'8 ottobre 2026; Gazzetta Ufficiale, legge 9 ottobre 2026, n. 180; Camera dei deputati, testo del C.2822-B approvato dal Senato con le modifiche sulle preferenze; ANSA, 8 ottobre 2026, sul confronto nel campo largo dopo l'approvazione della legge elettorale; Ragioneria generale dello Stato – OpenBDAP, Documento programmatico di finanza pubblica 2026; ANSA, 7 ottobre 2026, sulle coperture della manovra e sulla posizione dell'ABI; Consiglio dell'Unione europea, clausola di salvaguardia nazionale e flessibilità per difesa ed energia; ANSA, 8 ottobre 2026, sulla valutazione positiva della Commissione europea alla richiesta italiana.

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