Ci sono espressioni dialettali che a volte spiegano una situazione meglio di una pagina di politologia. A Trieste, davanti a un insieme confuso di cose che hanno poco a che fare l’una con l’altra, si usa dire che è un “misto in tecia”. E guardando quello che si sta formando al centro del campo largo, l’espressione viene quasi spontanea.
Il punto non è deridere chi ci sta lavorando. Alcune delle realtà coinvolte hanno amministratori, organizzazioni, elettori, una storia politica precisa. Il problema è capire che cosa tenga davvero insieme tutto questo materiale. Perché oggi, sotto l’etichetta del nuovo centro, stanno finendo esperienze molto diverse: Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, +Europa di Riccardo Magi, il Psi di Enzo Maraio, Controcorrente di Ismaele La Vardera e poi, più o meno vicini al cantiere, Ruffini, Spadafora, Tabacci, Volt, Possibile, Mastella e varie realtà civiche e territoriali.
Non sono tutti dentro lo stesso partito, e sarebbe sbagliato far finta che lo siano. Alcuni stanno lavorando insieme in modo stabile, altri hanno partecipato agli stessi tavoli, altri ancora si tengono una porta aperta senza avere deciso dove stare. Ma proprio questa situazione racconta bene il problema. Prima ancora di capire se nascerà davvero una “quarta gamba” del centrosinistra, bisogna capire che cosa voglia essere.
Il punto di partenza, oggi, è Onorato. Progetto Civico Italia non è più soltanto una sigla uscita da un convegno. A giugno si è presentato come il partito degli amministratori, con centinaia di eletti locali, e ha scelto apertamente il centrosinistra. In quella occasione erano presenti Schlein, Conte, Magi, Manfredi e altri esponenti del campo progressista. Renzi era stato invitato, ma non partecipò. Nei mesi successivi il progetto ha continuato a crescere, a costruire comitati e a cercare alleanze.
A settembre il rapporto con Controcorrente di La Vardera si è fatto più stretto. Nel frattempo +Europa e Psi hanno continuato a lavorare con Onorato alla costruzione di un’area comune. In luglio, attorno alla battaglia contro le nuove regole sulle firme, allo stesso tavolo si erano ritrovati anche Centro Democratico, Volt, Possibile e Più Uno di Ruffini.
È lì che cominciano però le prime crepe. A giugno Onorato aveva indicato Ruffini tra i protagonisti di un coordinamento delle forze di centro. Qualche giorno dopo Ruffini disse semplicemente di non saperne nulla. Spadafora, che pure da tempo ragiona sulla necessità di costruire un’area riformista, ha invece contestato apertamente il rischio che qualcuno provi a intestarsi la leadership prima ancora che esista un vero progetto comune.
Non sono episodi decisivi, ma qualche indicazione la danno. Finché si parla genericamente di unire il centro, sono quasi tutti d’accordo. Quando si comincia a capire chi dovrebbe guidarlo, chi rappresentarlo e con quali regole, l’armonia diventa più difficile.
Il punto non è cacciare Renzi
È in questo quadro che va letto il ruolo di Goffredo Bettini. Bettini non ha mai nascosto di considerare utile la nascita di una nuova area moderata e riformista nel centrosinistra, ma allo stesso tempo ha negato che l’obiettivo sia quello di mettere Renzi alla porta. A giugno, intervistato da La Stampa, disse chiaramente che Italia Viva doveva stare nella coalizione. Subito dopo, però, aggiunse una cosa altrettanto interessante: Renzi non basta.
Forse il senso politico dell’operazione è tutto lì.
Renzi può anche stare nel campo largo. Anzi, può essere utile che ci stia. Porta voti, una struttura, parlamentari, una presenza politica che nessuno può fingere non esista. Ma è molto diverso se entra in una coalizione nella quale rappresenta l’unico pezzo organizzato del centro oppure se trova già occupato quello spazio da altri.
Nel primo caso, anche con percentuali modeste, Italia Viva può rivendicare un ruolo decisivo. Nel secondo diventa una delle componenti possibili. Non serve vietare a Renzi di partecipare; basta fare in modo che non sia l’unico in grado di rappresentare quell’area.
Non è soltanto una lettura nostra. Il Corriere della Sera ha raccontato già a giugno il progetto Onorato come una possibile alternativa a Renzi, indicando Bettini tra gli sponsor politici dell’operazione. Oggi la Repubblica lega ancora più esplicitamente la crescita di Progetto Civico Italia al disegno di Bettini e Conte di dotare il campo progressista di una propria gamba moderata.
Conte, del resto, ha tutto l’interesse ad avere un centro che non coincida con Italia Viva. Il rapporto con Renzi rimane quello che conosciamo e il ritorno del leader di Italia Viva dentro il campo largo non entusiasma certo il Movimento 5 Stelle. Una componente moderata autonoma da Renzi risolve almeno in parte il problema: allarga la coalizione senza aumentare troppo il peso di chi, dal punto di vista di Conte, resta un interlocutore scomodo.
Anche qui non serve immaginare grandi complotti. Gli interessi politici spesso fanno il loro lavoro da soli.
Bettini vuole allargare la coalizione. Conte vuole evitare che Renzi diventi il passaggio obbligato per conquistare il centro. Onorato vuole costruire un progetto nazionale. Magi e Maraio hanno interesse a non restare schiacciati tra i partiti maggiori. Ognuno ha una ragione propria, ma il risultato può essere lo stesso.
D’Alema non è sparito
Poi c’è Massimo D’Alema. Qui conviene evitare scorciatoie. Non ci sono elementi sufficienti per sostenere che sia lui a dirigere l’operazione Onorato o che esista una regia occulta condivisa con Bettini. Però è altrettanto difficile sostenere che D’Alema sia ormai fuori dalla partita.
A febbraio era insieme a Bettini alla presentazione di Rinascita, in un contesto che aveva chiaramente anche un significato politico. Parlò della necessità di allargare la coalizione, richiamò l’esperienza dell’Ulivo e spiegò, non senza ironia, che anche i pensionati possono ancora mettere a disposizione esperienza e idee.
Pochi giorni fa il Corriere ha riportato la sua contrarietà alle primarie tra Schlein e Conte, giudicate pericolose perché rischierebbero di spaccare la coalizione prima ancora delle elezioni. D’Alema preferirebbe un accordo politico capace di portare a un candidato comune.
Insomma, il rottamato continua a ragionare sull’architettura del centrosinistra. E lo fa nello stesso momento in cui Bettini lavora sull’allargamento e prende forma un centro alternativo a quello di Renzi. Non è una prova di regia comune. È però un pezzo del quadro che vale la pena tenere davanti agli occhi.
Il problema arriva dopo
Mettiamo pure che il progetto riesca. Onorato, Magi, Maraio e una parte delle altre sigle trovano una formula comune, arrivano alle elezioni, superano gli ostacoli della legge elettorale e conquistano una rappresentanza. A quel punto comincia la parte difficile.
Perché una lista elettorale può reggere anche sulla convenienza. Un partito, o comunque una forza politica destinata a durare, ha bisogno di qualcosa in più.
+Europa porta con sé una cultura liberal-radicale precisa. Il Psi viene da una tradizione diversa. Onorato punta soprattutto sul civismo e sugli amministratori locali. La Vardera ha una storia politica e comunicativa molto particolare. Ruffini rivendica autonomia. Spadafora ha già mostrato di non gradire leadership costruite troppo in fretta. Mastella, se dovesse entrare davvero nella partita, aggiungerebbe un’altra storia ancora.
Dire che sono tutti “riformisti” aiuta, ma non risolve il problema.
Qualche precedente dovrebbe suggerire prudenza. La Rosa nel Pugno mise insieme radicali e socialisti con una base programmatica probabilmente più chiara di quella che oggi si intravede nel nuovo centro. Durò poco. Più recentemente Azione e Italia Viva, due partiti che su molte questioni erano molto più vicini di quanto lo siano alcuni dei soggetti che stiamo citando, non sono riusciti a completare nemmeno il percorso verso il partito unico.
Ed erano due.
Qui rischiamo di averne sei, sette, forse di più.
Una nave con più comandanti che ciurma
A questo punto viene in mente un’altra immagine, diversa dal “misto in tecia”. Una nave con le stive piene di merce alla rinfusa. Il carico può viaggiare insieme senza problemi finché deve raggiungere lo stesso porto. Non serve che ciò che sta nelle stive sia omogeneo.
Il guaio è che, su questa nave, rischiano di esserci più comandanti che ciurma.
Onorato non sta costruendo Progetto Civico Italia per consegnarlo a un altro leader. Magi ha un partito e una propria identità. Maraio pure. Ruffini non sembra disponibile a farsi assorbire. Spadafora ha già sollevato il problema del metodo. Anche gli amministratori locali che aderiscono al progetto portano spesso con sé un consenso personale che li rende poco inclini a eseguire ordini dall’alto.
Finché la meta è semplicemente arrivare alle elezioni, può funzionare. Il problema arriva quando bisogna stabilire chi tiene il timone.
E il primo vero banco di prova, probabilmente, non sarà nemmeno il programma. Saranno le candidature.
Finché ci si incontra a un convegno è facile essere tutti europeisti, moderati, riformisti e alternativi alla destra. Poi arriva un collegio competitivo e c’è posto per un solo candidato. A chi tocca? A Progetto Civico? A +Europa? Al Psi? A un civico locale? A La Vardera? E se nello stesso territorio Italia Viva rivendica un proprio nome, chi decide?
È lì che smettono di contare le dichiarazioni di principio e cominciano i rapporti di forza.
Lo stesso vale per la leadership. Più soggetti metti insieme, più aumenta la possibilità che ciascuno consideri se stesso indispensabile. È un problema che nella politica italiana conosciamo bene: quando in un pollaio ci sono troppi galli a cantare, non si fa mai giorno.
Il paradosso di Renzi
Alla fine c’è però un paradosso che rende tutta l’operazione più interessante.
Renzi potrebbe essere uno dei motivi per cui questo centro riesce a stare insieme. Non necessariamente perché tutti siano contro di lui, ma perché esiste un interesse comune a evitare che Italia Viva diventi l’unico interlocutore possibile dell’area moderata del campo largo.
Se Onorato e gli altri riescono a costruire una forza credibile, Conte ottiene un centro meno dipendente da Renzi, Bettini allarga la coalizione, le piccole sigle acquistano peso e lo stesso Pd dispone di più opzioni.
Ma se l’operazione riesce davvero, cosa terrà insieme tutto questo dopo?
Essere alternativi a Renzi può essere un buon motivo per costruire un cartello. Non basta per governare.
Prima o poi bisognerà discutere di lavoro, fisco, giustizia, diritti civili, Europa, politica estera, sanità, pensioni. E lì il “misto in tecia” dovrà dimostrare di essere diventato qualcosa di più di una somma di sigle.
Renzi, intanto, continua a sostenere che il centrosinistra non può vincere limitandosi a Pd, M5S e Avs e che serve un’area riformista capace di parlare a un altro pezzo dell’elettorato. È esattamente quello spazio che oggi Onorato e gli altri stanno cercando di occupare.
La partita, quindi, non è davvero decidere se Renzi debba stare dentro o fuori. È capire se il campo largo possa costruire un centro abbastanza credibile da non dipendere da lui.
Se ci riuscirà, Italia Viva resterà nella coalizione, ma con un peso diverso. Se invece la quarta gamba finirà per assomigliare più a un contenitore di leader che a una forza politica, Renzi potrebbe scoprire che il tentativo di renderlo superfluo ha finito per dimostrare quanto sia difficile sostituirlo.
Alla fine decideranno gli elettori. Non Bettini, non D’Alema, non Conte e nemmeno Onorato.
Per ora possiamo limitarci a osservare il cantiere. E a chiederci se quello che sta nascendo sia davvero un nuovo centro oppure, per dirla come a Trieste, un gran “misto in tecia”.
Fonti consultate
- la Repubblica, 15 settembre 2026, Francesco Bei, Onorato e i suoi civici, l’altro centro che piace al M5S e a Bettini.
- Corriere della Sera, 14 settembre 2026, Massimo Franco, Legge elettorale, Campo largo e i centristi che (loro malgrado) agitano i due fronti.
- Corriere della Sera – Sette, 27 giugno 2026, Operazione grande centro. La missione politica di Onorato è diventare l’alternativa a Renzi.
- Corriere della Sera, 11 settembre 2026, Francesco Verderami, I sabotatori delle primarie e il sostegno a Conte (anche dentro il Pd) di chi “aspira” al Quirinale.
- Corriere della Sera, 14 agosto 2026, intervista ad Alessandro Onorato.
- La Stampa, 24 giugno 2026, Paolo Festuccia, intervista a Goffredo Bettini, Nessun veto su Renzi.
- Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2026, Wanda Marra, resoconto della presentazione di Rinascita con Goffredo Bettini e Massimo D’Alema.
- ANSA, 12 giugno 2026, Nasce il partito riformista di Onorato, “noi la novità di centrosinistra”.
- ANSA, 25 giugno 2026, Da Magi a Onorato, nasce il coordinamento dei centristi.
- ANSA, 6 luglio 2026, Ruffini, coordinamento delle forze di centro? Non ne sono a conoscenza.
- ANSA, 20 luglio 2026, conferenza stampa comune di +Europa, Psi, Centro Democratico, Progetto Civico Italia, Volt, Possibile e Più Uno sulla legge elettorale.
- ANSA, 3 settembre 2026, dichiarazioni di Matteo Renzi sull’allargamento del centrosinistra.
- ANSA, 5 settembre 2026, dichiarazioni di Alessandro Onorato sul rapporto con Controcorrente.
- RaiNews, settembre 2026, resoconto del cantiere riformista alla Festa nazionale del Psi.
- Domani, luglio 2026, intervista a Vincenzo Spadafora sulle modalità di costruzione del nuovo centro.
- Treccani, voce Rosa nel Pugno.
- RaiNews, aprile 2023, ricostruzione della rottura del Terzo Polo Azione–Italia Viva.
I commenti sono soggetti a moderazione prima della pubblicazione. Confrontiamoci sui contenuti dell’articolo mantenendo toni civili e rispettosi.